Gli agenti di commercio e il caro‑carburante: i dati dell’indagine sulla Categoria

Gli agenti di commercio italiani di fronte al caro‑carburante

 

L’Italia commerciale viaggia su quattro ruote, e lo fa soprattutto con auto Diesel. È quanto emerge dal nuovo rapporto statistico condotto su un campione imponente di 4.453 agenti di commercio, una rilevazione che – con un margine d’errore inferiore all’1,5% – restituisce un’immagine estremamente fedele della categoria. Un mondo professionale che invecchia, percorre ogni anno distanze paragonabili a quelle di un autotrasportatore e che oggi si trova schiacciato dall’aumento dei costi energetici.

L’età media è il primo dato che colpisce. Oltre il 69,7% degli agenti ha più di 55 anni, mentre gli under‑40 rappresentano appena il 2,56%. Una professione che non riesce più ad attrarre nuove generazioni, con un ricambio ormai quasi fermo. La struttura prevalente resta quella del plurimandato, scelta dal 69,8% degli intervistati, mentre solo un quinto opera come monomandatario. Anche il numero dei mandati conferma la complessità del lavoro: più di un agente su quattro gestisce tra 3 e 5 aziende, e quasi il 15% supera i cinque mandati.

Se l’età avanza, la mobilità invece non rallenta. Il 76,4% percorre oltre 30.000 km l’anno, con una concentrazione significativa nella fascia 30‑50 mila. Una mobilità così intensa rende il carburante una variabile economica cruciale. E infatti la scelta energetica è netta: il 77,54% utilizza auto Diesel, mentre l’elettrico resta marginale (0,81%) e le ibride plug‑in non superano lo 0,72%. La categoria non può permettersi tempi di ricarica, autonomie ridotte o incertezze infrastrutturali: la priorità è coprire lunghe distanze senza interruzioni. È un dato che spiega perché il caro‑carburante stia erodendo i margini di migliaia di professionisti.

Il parco auto conferma questa impostazione. I marchi più diffusi sono quelli tedeschi: BMW (13,47%), Mercedes (11,27%), Volkswagen (9,59%) e Audi (8,85%). Affidabilità, comfort e valore residuo sono i criteri che guidano la scelta, più che il costo iniziale. Anche le formule di acquisto rivelano un approccio tradizionale: il 38,24% ricorre al finanziamento, il 22,73% paga in contanti, mentre noleggio a lungo termine e leasing insieme non raggiungono il 30%.

Sul fronte economico, la categoria appare polarizzata. Il 18% degli agenti non supera i 30.000 euro annui di provvigioni, mentre un altro 17% supera i 100.000 euro. Una forbice ampia, che diventa ancora più significativa se incrociata con i chilometraggi: chi percorre più strada è spesso anche chi sostiene costi più elevati, senza un corrispondente aumento dei ricavi.

Il rapporto analizza anche la percezione dell’organizzazione sindacale USARCI, conosciuta dal 95,89% degli intervistati. L’81,9% dichiara di conoscere i servizi offerti, mentre il restante 18,1% chiede maggiori informazioni, ma il livello reputazionale è alto: voto medio 8,57. Un segnale di fiducia che, in un momento di forte pressione economica, assume un valore strategico.

Dalla fotografia emerge una categoria essenziale per l’economia italiana, ma esposta a rischi crescenti. L’aumento dei costi energetici colpisce quasi l’intera platea, e la transizione ecologica – così come oggi concepita – non appare compatibile con le esigenze operative degli agenti. Da qui la richiesta, sempre più urgente, di misure fiscali adeguate, come l’incremento delle deducibilità sui costi di carburante e sui veicoli professionali.

Dati elaborati dall’ultima indagine condotta sulla categoria dalla Federazione Nazionale USARCI